Athens News - Psicologa, 'le due sorelle tornino in struttura protetta'

Psicologa, 'le due sorelle tornino in struttura protetta'

Psicologa, 'le due sorelle tornino in struttura protetta'

Dopo allontanamento di due settimane

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È fondamentale che le due sorelle minorenni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena lo scorso 7 giugno e ritrovate a Formia nella casa di una parente della madre, dove sono state tenute nascoste per richiesta della stessa genitrice, tornino ora in un ambiente protetto, ossia alla permanenza in una struttura specializzata. Secondo Daniela Chieffo, responsabile dell'unità operativa di Psicologia Clinica del policlinico Gemelli-Università Cattolica, "la cosa importante in questa fase è che venga concessa loro una forma di rassicurazione da parte di tutte le istituzioni e anche dalla figura paterna, che in questo momento è quella a loro più vicina, e che può diventare un fattore di protezione, anche nei confronti della figura materna, che inevitabilmente verrà riconosciuta come colei che ha causato queste due settimane di allontanamento". L'esperta pone poi l'attenzione sul rischio di emulazione che queste vicende portano con sé. "Bisogna stare molto attenti a tutti quei genitori che soffrono nel sentirsi allontanare i figli, ma anche ai ragazzi, perché questi possono arrivare a pensare che l'unica via di fuga e di uscita sia quella di assecondare una forma che può essere definita un 'sequestro'. Per evitare questo è fondamentale ascoltare il più possibile i bambini e ragazzi, per intercettare eventuali pensieri intrusivi o dinamiche manipolatorie". Guardando all'impatto psicologico della vicenda, l'allontanamento da una figura genitoriale rappresenta inevitabilmente un "trauma indelebile", ma in alcuni casi è una misura necessaria per sottrarre bambini e ragazzi a contesti conflittuali, violenti o manipolatori. "Situazioni che spesso gli stessi figli non riescono a riconoscere come dannose, arrivando a chiedere di non essere separati dal genitore", sottolinea Chieffo. "Riconoscere che un ambiente possa essere tossico o disfunzionale è il risultato di un percorso - spiega ancora l'esperta -. Per questo, aggiunge, è necessario attivare strumenti di prevenzione e accompagnamento prima dell'allontanamento". L'obiettivo è far comprendere ai minori che tale misura rappresenta innanzitutto una forma di tutela nei loro confronti e può essere funzionale a una futura ricongiunzione con i genitori. Una consapevolezza che, secondo la psicologa, dovrebbe riguardare anche quei genitori che arrivano a compiere gesti estremi come la sottrazione di minore. "Sicuramente alla base di questi gesti c'è la disperazione, ma una madre deve capire che, in alcuni casi, decisioni di questo tipo vengono adottate proprio per proteggere i figli - prosegue la psicologa -. Alcuni genitori devono lavorare su se stessi e comprendere che un bambino non è una proprietà". L'esperta richiama inoltre l'attenzione sul rischio di dinamiche relazionali conflittuali nelle quali un genitore induce il figlio a rifiutare l'altro. "Attraverso comportamenti di denigrazione o messaggi ambivalenti, il rapporto tra il minore e uno dei genitori può progressivamente deteriorarsi, con conseguenze significative sullo sviluppo emotivo del bambino - spiega Chieffo -. Il figlio finisce per sentirsi strattonato da una parte e dall'altra, fino a non comprendere più quale possa essere la propria relazione con ciascun genitore". Per ridurre questo rischio esistono percorsi specifici di sostegno alla genitorialità, pensati per preservare il rapporto del minore con entrambi i genitori. "Tuttavia - precisa l'esperta -, non sempre tali percorsi vengono accettati dalle famiglie coinvolte".

R.Kontogeorgis--AN-GR