Analisi del sangue a digiuno o no? Uno studio fa chiarezza sugli esami per cui serve
Su 121 test di routine, solo pochi lo richiedevano per garantire l'accuratezza risultati
Per le analisi del sangue non serve sempre il digiuno e a fare chiarezza su quali analisi veramente lo richiedano è uno studio su Jama Internal Medicine condotto presso la University of Ulsan College of Medicine a Seul. Molti centri medici chiedono ancora ai pazienti di astenersi dal cibo per 8-12 ore prima del prelievo. Sebbene il protocollo fosse stato originariamente raccomandato per i test su glucosio e lipidi, nel tempo è diventato la prassi standard per quasi tutti gli esami del sangue di routine. Il team ha cercato di stabilire se il digiuno sia realmente necessario prima degli esami e se la durata del digiuno abbia importanza. Hanno analizzato milioni di risultati relativi ad analisi del sangue effettuate su 101.148 adulti provenienti da 670 ospedali della Corea del Sud. Sulla base del tempo trascorso dall'ultimo pasto (dato registrato dall'operatore sanitario al momento del prelievo), il team ha suddiviso i pazienti in tre categorie in base alla durata del digiuno: meno di 8 ore, tra le 8 e le 12 ore e oltre le 12 ore. Per la maggior parte dei test, non vi erano differenze cliniche significative a seconda che i pazienti avessero digiunato per poche ore o per un periodo più lungo. Solo pochi parametri hanno mostrato variazioni rilevanti: i livelli di glucosio nel sangue, trigliceridi, enzimi epatici e lipasi risultavano sensibilmente più alti quando i pazienti avevano digiunato per meno di 8 ore. Con un digiuno inferiore a 8 ore, i livelli di glucosio nel sangue risultavano più alti del 10,8%, i trigliceridi del 20,1% e la lipasi (un enzima digestivo pancreatico) del 36,4%. L'emocromo, i marcatori della funzionalità renale, gli elettroliti e la maggior parte degli enzimi epatici hanno fornito risultati identici, indipendentemente dalla durata del digiuno. Su 121 test di laboratorio di routine, solo pochi richiedevano il digiuno per garantire l'accuratezza dei risultati. È emerso inoltre che la differenza tra un digiuno di 8-12 ore e uno superiore alle 12 ore non comportava alcuna variazione clinicamente significativa nei risultati dei test. Prolungare il digiuno oltre le 12 ore non migliorava l'accuratezza dei risultati, causando invece un inutile disagio ai pazienti. Sulla base di questi risultati, i ricercatori propongono di sostituire la regola del digiuno universale con requisiti specifici per i singoli esami, dato che la durata del digiuno risulta rilevante solo per un numero limitato di test.
F.Kavvadias--AN-GR