Proiettato per la prima e unica volta in Italia il film 'Zwingli, il riformatore'
In sala all'Ariston di Trieste anche il regista, Haupt
(di Francesco De Filippo) Crudo (quando non feroce) ma aderente alla dura realtà della Zurigo del XVI secolo, città ricca e ben amministrata con grandi sacche di povertà e di disagio. E' qui che arriva nel 1519 il giovane sacerdote Ulrich Zwingli che avvierà una rivoluzione all'interno del mondo della chiesa, opulenta, indifferente alle sofferenze umane per diritto divino e della lunga mano di Roma. Diverbi sempre più accesi fino a sfociare in una vera guerra. E' il film "Zwingli, il riformatore", di Stefan Haupt, proiettato per la prima e unica volta in Italia ieri sera, 30 marzo, al cinema Ariston. Film svizzero-tedesco del 2019, ha nell'attore Max Simonischeck un riuscitissimo Zwingli, fustigatore dei lascivi costumi ecclesiastici e portatore di istanze di egualitarismo e di rigore morale. La storia è nota: sono gli anni di altri grandi teologi riformatori, lo svizzero Giovanni Calvino (Jehan Cauvin), il tedesco Martin Lutero, lo scozzese John Knox mentre dall'Olanda si diffonde il pensiero di Erasmo da Rotterdam. A Zurigo i sermoni di Zwingli descrivono un Dio buono e non punitivo, parlano di diritti uguali per tutti; disorientano prima e infiammano poi, sollevano il popolo asservito e analfabeta. Il rapporto con la chiesa si incrina subito ma la gente apprezza che il sacerdote, in occasione dell'ondata di peste, rimane in città e a sua volta si impesta (ma poi guarisce) a differenza degli ecclesiastici che corrono a mettersi in salvo fuori le mura. Sarà quello stesso sacerdote - che segue alla lettera le indicazioni della Bibbia senza curarsi dei riti della chiesa come digiuni, celibato e altro, a tradurre in tedesco le Sacre Scritture. Ulrich gode della protezione del Consiglio cittadino, ma non riesce a controllare le conseguenze delle sue idee messe in pratica senza equilibrio politico dagli stessi suoi discepoli. La reazione non si fa attendere: arresti, torture, roghi, persone giustiziate. Lo scontro con la chiesa diventa pesante, da Roma stringono alleanze internazionali che porteranno a una guerra che stritolerà i riformatori. Ma non le loro idee, che sopravviveranno. La proiezione è stata organizzata dal Centro Studi Albert Schweitzer e al termine è seguito un dibattito con Peter Ciaccio, pastore delle Chiese valdese e metodista di Trieste e critico, e il regista, Haupt. Questi ha spiegato che il film ha avuto successo in Svizzera e in Germania, meno in Francia.
K.Michailidis--AN-GR